Out-of-fashionblogger

OUT-OF-Fashionblogger #1 – Gennaio

Fashionblogger (Treccani, Lessico del XXI secolo”, 2012): amministratori dei blog di moda […]. La maggior parte sono ragazzi intorno ai vent’anni, che si autoproclamano nuovi opinion leader.

Out-of-fashionblogger: la nuova rubrica mensile del 2015 su iso400! (presto in Treccani, “Lessico del nuovo millennio”, 2016)

A cavallo di due secoli siamo giunti nel futuro del 2015, si impongono nuove tecnologie, costumi, usi, abusi e professioni insospettabili (come questa). Non dico che mi rifiuto, ma continuo a stare con un piede nel passato e con nostalgica malinconia e ribellione (che oggi credo si dica “vintage”) me lo porto accanto sempre.

Così eccomi, nel 2015 a rifiutare gli smartphone, per poi cedere miserevolmente proprio al più sgrauso degli iPhone, a fare le foto con la pellicola e scansionarle mentre ascolto la radio, in streaming! Nell’estremismo estremo ho iniziato a farmi da me i vestiti. Ho iniziato a fotografarli per raccontarci storie, rigorosamente in analogico, (un po’ anche per scelta forzata, altre reflex non ne ho) e a metterli tutti su internet (www.clotes.it).

se nel romanticismo l'elemento che ancorava l'io nella realtà era la sincerità e nel modernismo l'autenticità, nel postmodernismo è la visibilità

Ci sono tante ragioni per questa scelta, molte le trovate qua, su Pylot, un magazine di moda che ha scelto di usare solo il medium analogico.

La pellicola obbliga il fotografo a usare le mani, a stare in contatto diretto col mezzo camera, impone una maggior concentrazione e soprattutto una maggior aderenza alla realtà. L’etica della fotografia analogica permette di mostrare la bellezza dell’immagine senza ritocchi; photoshop è quasi bandito; quello che vedi è quel che è.

Tra i vari “vantaggi” dell’usare la pellicola io credo che il più ingombrante sia l’impossibilità di scattare e scartare, quasi mai si ripete la stessa posa più di due volte. Si aspetta il tempo necessario e quando poi si vede la foto si accetta la bellezza ritratta e con lei i suoi difetti perché essi sono ormai nostri.

Come diceva Lionel Trilling, se nel romanticismo l’elemento che ancorava l’io nella realtà era la sincerità e nel modernismo l’autenticità, nel postmodernismo è la visibilità, oggi abbiamo la grande chanche di metterci in mostra. Cercherò di usare la mia per mettere in mostra quello che c’è dietro il vestito.

Costanza Scacchi

Sono nata a Lodi, avevo 23 anni quando ho cominciato a fotografare ed era il 2006. Prima scattavo in digitale, dopo poco ho cominciato in analogico e non ho smesso più.

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