Mostre

Capolavori Moderni, una gita a Camera

Da qui si entra

I cultori delle lezioni del Prof. Barbero (che il Piemonte Orientale lo abbia in gloria [il Piemonte Orientale è quello dove la Bagna Caüda si accompagna con sushi]) già sanno dove voglio andare a parare per rompere il ghiaccio.

L’aggettivo moderno non è veramente il moderno che noi uomini della strada pensiamo di poter utilizzare con scioltezza, è qualcosa di ingannevole, un “false friend” dove inciampano tutti.

Ovviamente muniti di mascherina

In questo caso c’è poco da inciampare perché le date sono belle che esplicite già nel titolo della mostra.

1900-1940

Come mi ricorda spesso la Prof.ssa Delia (lei a differenza di Barb. non ha ancora cominciato il suo ciclo di lezioni a Sarzana) l’acquisto della tessera Musei Piemonte è stato un investimento azzeccato, e io non posso che linkarvelo. Qui il lasciapassare per la cultura piemontese.
Grazie ad esso un pezzo di sabato pomeriggio siamo andati in via delle Rosine ad ammirare la nuova mostra, quasi da sentirsi in colpa entrare senza pagare nulla (non disperate se non ne siete in possesso, senza tessera l’ingresso intero è di 12 €).

Da amatore dell’arte e dei sali d’argento non posso che consigliare una visita e non posso che essere felice del brulicare di cultura che Torino offre durante tutto l’arco dell’anno.

I “Capolavori della fotografia moderna” sono un trattato di storia della fotografia, si impara per immagini e ci si nutre di arte, tecnica e tecnologia moderna nel modo moderno che mi piacerebbe fosse la contemporaneità.
Oggi l’arte fotografica è divenuta infinitamente portatile; nella suddetta mostra il passaggio da prodigio a prodigio portatile esplode negli scatti, possiamo leggere come da prodigio scientifico andava a emanciparsi da ogni altra strada artistica già battuta per trovare una sua grammatica e un suo linguaggio (e finalmente essere considerata comunque arte).

Trittico di dentro alla mostra

Devo essere sincero che la prima volta che sono finito a Camera non avevo capito nulla dello spirito del luogo ed ero rimasto profondamente deluso, perché non avevo capito dove stavo andando e cosa dovevo aspettarmi, indispettito da un museo che pensavo troppo compatto.
Questa mostra e la precedente (Martin Parr) me le sono godute infinitamente.
Camera è un piccolo grande spazio, il mondo entra in quelle stanze e periodicamente cambia il suo volto.

Ovviamente non ricordo nomi, date, chi, cosa, se non che tra ritratti c’è un meraviglioso James Joyce.
Andateci, dal lunedì alla domenica tranne il martedì ma in generale qui ci sono gli orari.

Fatemi sapere, se ci andrete, cosa vi siete portati a casa della mostra, io la cartolina stropicciata che sta in copertina.

Alessandro Lannocca

Nasce a Saluzzo ma ora vive un po' a Polonghera ma spesso è a Torino. Incontra la fotografia analogica in uno splendido corso durante l’inverno del 2008 passato a Madrid (in Erasmus) col prof. Guillermo, in cui ha l’occasione di sperimentare pellicole, liquidi ed ingranditori. Da allora scatta, stampa, scrive.

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