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Maya Quattropani. Polisonnofonia e Nocturnal Portraits

Il 6 dicembre ci trovavamo a Torino e abbiamo deciso di fare un salto alla Galleria Moitre per vedere la personale di Maya Quattropani, artista specializzata in tecniche di fotografia analogica, in live performance e in installazioni sonore, video e testuali.

Piacevolmente colpiti dalla mostra, dalla ricerca effettuata dall’artista e dalle polaroid esposte, abbiamo deciso di fare quattro chiacchiere con lei. Vi presentiamo quindi Maya Quattropani e il suo progetto Polisonnofonia & Nocturnal Portraits.

Parlaci un po’ di te.
Lavoro nel campo delle arti visive, sono una docente d’Arte per scuole secondarie di I e II grado, e un’artista multidisciplinare, o meglio “mista”, per citare un termine coniato goliardicamente da una mia collega proprio qualche giorno fa.
Considero il mio lavoro di ricerca come un grande archivio in divenire, sviluppato in azioni performative e workshop collettivi supportati da installazioni fotografiche (rigorosamente analogiche), video, sonore e testuali con cui collezionare, condividere e distribuire l’intimità e la diversità di cui ciascuno è portatore, costruendo differenti forme di connessione tra realtà e sogno per generare nuove storie di vita.
A proposito di storie, la mia racconta di una famiglia che mi ha concesso un’infinita quantità di stimoli che hanno alimentato il mio amore per l’arte e il desiderio di farne una professione: mia madre con una forte propensione per la pittura e lo stilismo, mio padre per il fumetto e la musica, entrambi però hanno scelto di seguire strade professionali del tutto diverse ma hanno lavorato alla creazione della mia. Ho vissuto con loro tra la Lombardia e la Sicilia fino al 2006, anno in cui ho conseguito la Laurea Accademica nella Scuola Quadriennale di Pittura di Alfredo Romano, artista che ho conosciuto all’età di 14 anni all’Istituto d’Arte di Siracusa. Sotto suo stretto consiglio mi sono trasferita a Torino per completare gli studi specialistici in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo presso l’Accademia Albertina di Belle Arti.
Torino è una città così magica e controversa allo stesso tempo, capace di stupirmi e catturarmi ogni volta che provo ad andarmene, forse perché riesce a ricordarmi molti dei luoghi che ho visitato, rappresentando una sorta di concentrato perfetto di tutti i miei posti preferiti.

Perché hai scelto la fotografia analogica?
Per il suo essere carica di mistero ma soprattutto perché dotata di un’anima; lo stesso Balzac sosteneva che la fotografia avesse addirittura la capacità di rubare l’anima altrui, uno strato per volta, scatto dopo scatto.
Direi comunque che è la fotografia analogica che ha scelto me.
Mio nonno materno collezionava di tutto: macchine fotografiche, cineprese, macchine da scrivere e un’infinita altra quantità di oggetti con i quali ho sempre giocato, ed evidentemente non ho mai smesso. In casa possediamo un archivio di pellicole, stampe, diapositive per me d’inestimabile valore, rappresentano la storia della mia famiglia, il mio passato e anche il mio futuro. Quand’ero bambina mio zio materno Pino aveva costruito una piccola camera oscura in casa, non ho memoria della prima volta in cui vi ho messo piede, ma riesco a ricordare la sensazione di appagamento ed eccitazione provata ogni volta che un’immagine disegnata con la luce affiorava sulla carta fotosensibile; quel che è certo, ho trascorso tanto di quel tempo ad assisterlo nelle stampe bianco nero che credo di esserci nata.

Parlaci del tuo progetto “Polisonnofonia e Nocturnal Portraits”.
Il progetto nasce ufficialmente nel 2010 e “materialmente” inizia a concretarsi nel 2011.
Lo scopo principale è scoprire se le attitudini spontaneamente adottate durante l’attività del sonno quali frequenze scaturite dalla fonetica articolatoria/respiratoria, espressioni facciali/posturali e visioni oniriche, possono essere strumenti utili per condividere qualcosa di noi stessi con gli altri.
Sono partita dal concetto di “corpo strumento musicale vivente”, idea che accompagna da anni parte del mio lavoro di ricerca dedicata ai fluidi corporei e alle reazioni fisiche involontarie o auto-indotte. La mia analisi si è poi proiettata su ulteriori fronti: gli studi psicanalitici di Freud, Jung e Lacan sulle connessioni fra realtà e sogno; la ricerca scientifica di C. Idzikowsky, direttore dello Sleep Assessment and Advisory Service di Londra, che ha definito le relazioni tra personalità umana e modo di dormire; e infine la Polisonnografia, ovvero un test medico di registrazione dei ritmi respiratori usato per individuare particolari disturbi nel sonno.

Polaroid in apertura

Maya Quattropani, “Nocturnal Portraits”, Serie fotografica Polaroid 2011-2014,
Misure 8.8×10.7 cm, Visione di alcuni ritratti di dormienti, Varie location

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Maya Quattropani, “Collective Sleep”, Workshop 2014, Notte condivisa,
Preparazione all’azione notturna, Galleria Moitre, Torino
Foto G. Marchetti

L’aspetto pratico di questo progetto è determinato da un costante stato di sospensione (in un certo senso potremmo anche definirlo come una personale soluzione all’insonnia), invitando persone comuni appartenenti alla mia sfera privata e non, a condividere con me l’intimità dell’evento notturno in modo occasionale o programmato. Il mio compito è stato quello di trasferirmi per un’intera notte nelle abitazioni private di oltre 40 soggetti, ed essere testimone della loro attività notturna, documentando il percorso onirico stabilendo la fine di ogni azione solo al definitivo risveglio dei dormienti. Con pellicole istantanee Polaroid ho immortalato l’unicità del momento culminante della paralisi fisica, in cui ogni dormiente è in grado di astrarre mente e corpo dal mondo esterno conscio e razionale per prestare maggiore attenzione alla propria realtà inconscia, stabilendo il momento di passaggio dei soggetti dalla fase REM a N-REM chiamata in campo medico con il nome alquanto poetico di “architettura del sonno”; mentre con un microfono ho registrato i suoni emessi dalla variazione delle vibrazioni delle corde vocali e ogni altro rumore originato dalla motilità fisica, trasformando semplici respiri, versi, fruscii e ronfati in una sinfonia musicale dotata d’indubbia ritmicità.
Polisonnofonia & Nocturnal Portraits in definitiva è una sorta di archivio dell’attività onirica altrui e delle infinite manifestazioni dello stato più profondo del sonno che sarà sicuramente riproposto scegliendo differenti “categorie” di dormienti con cui attivare nuove modalità esecutive.

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Maya Quattropani, “Al Buio”, Happening 2014,
Solo show Polisonnofonia & Nocturnal Portraits, Galleria Moitre, Torino
Foto M. Isaia

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Maya Quattropani, Solo show Polisonnofonia & Nocturnal Portraits,
Visione dell’installazione 2014, Galleria Moitre, Torino
Foto M. Isaia

Quali sono le tue macchine fotografiche e che pellicole utilizzi?
Uso tutte le Reflex, Roilleflex e Polaroid analogiche ereditate da mio nonno o comprate ai mercatini dell’usato. Un giorno mi è stato rivelato che la preziosità di questi oggetti sta soprattutto nella capacità di mantenere vivo l’inconscio di chi li ha posseduti, dei luoghi, le persone, le cose che han immortalato nel tempo e che continueranno a catturare finché qualcuno li saprà/vorrà utilizzare; oggi più che mai mi sento in condizione di avvalorare questa teoria.
La scelta delle pellicole varia a seconda del tipo di progetto e di resa finale, ho usato tanto le iso400 bianco-nero, oggi lavoro maggiormente con pellicole iso100 e 3200, due estremi perfetti che mi consentono di utilizzare la luce diurna e notturna pura, agevolando la realizzazione di stampe dai forti contrasti; per i progetti a colori lavoro principalmente con macchine Polaroid scegliendo pellicole Impossible.

Hai un fotografo preferito?
Tanti: Felix Nadar, Man Ray, Diane Arbus, Joel Peter Witkin, ma sopratutto i miei maestri Gaspare Restivo (mio nonno materno) e Turi Rapisarda.

La fotografia che ti piacerebbe fare.
Tutte quelle che non ho ancora realizzato.

Prossimo progetto?
Un lavoro sul tempo.

Sito web: http://collectivesleep.wordpress.com/
Link Collective Sleep, workshop diretto da Maya Quattropani.
Promosso dal Dipartimento Educativo-Fondazione Merz, Ars Captiva, Torino Jazz Festival; supportato da Fondazione CRT per l’Arte, Regione Piemonte, Città di Torino; partners Accademia di Belle Arti Albertina Licei Artistici di Torino, con OPERE SCELTE Contemporary Art Gallery e Galleria Moitre.

 

Alessandro Pancosta

Ho superato già da qualche anno i 30 anni, sono un freelance graphic designer. Dopo 9 anni passati a Torino sono tornato a vivere in Puglia, in provincia di Brindisi, nel mio amato Salento. Mi sono avvicinato alla fotografia circa 6 anni fa, ma da 3 anni scatto prevalentemente in analogico.

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