Iso400 - MANUALE DI FOTOGRAFIA ANALOGICA

Manuale di fotografia analogica

Le macchine fotografiche

Cominciamo con il fare una distinzione tra varie macchine fotografiche che attualmente possono essere reperite sul mercato facendo una prima suddivisione legata alla tipologia di fotocamera.

TOYS CAMERAS

Meglio conosciute come fotocamere “Lomography” o per lomofotografia, derivano sostanzialmente da fotocamere economiche di produzione russa e raccolgono in loro un po’ tutti i difetti che una fotocamera potrebbe avere. Sono fotocamere compatte, hanno un corpo e spesso anche un obiettivo in plastica, la fanno da padrone vignettatura, aberrazioni ed infiltrazioni di luce (capita spesso nelle confezioni nuove di trovare a corredo un rotolo di nastro adesivo nero per sigillare la fotocamera). Tra i nomi più diffusi troviamo Holga, Diana, disponibili per rullini sia in formato 135 che 120. L’esposizione è completamente manuale solitamente viene fatta selezionando l’icona del meteo (sole, sole coperto, nuvola ecc….).

FOTOCAMERE COMPATTE

La maggior parte delle fotocamere sono completamente automatiche (esposizione con o senza flash, messa a fuoco e caricamento del rullino totalmente gestito dalla fotocamera) con obiettivo zoom (poco luminoso) o fisso (normalmente 35mm). Si dividono in due grosse categorie quelle commerciali, e quelle più evolute, utilizzate anche in campo professionale, che sono corredate da obiettivi di elevata qualità (Zeiss) e da una costruzione meccanica in lega di alluminio.

Soffrono del difetto di reciprocità, mirino e obiettivo non sono collegati tra loro quindi in sostanza quello che si vede nel mirino non è esattamente quello che si sta fotografando. Nel mirino sono comunque presenti (se non usurate dal tempo) delle cornicette che identificano lo spazio inquadrato. Questo difetto è maggiormente accentuato nelle foto a distanza ravvicinata, diventa quasi ininfluente nelle foto panoramiche.

REFLEX

Sono le macchine fotografiche più diffuse. Il loro punto di forza è un buon compromesso tra maneggevolezza, qualità e flessibilità, sono a visione diretta attraverso l’obiettivo. Possono essere corredate da vari accessori ed obiettivi delle più diverse lunghezze focali.

Si suddividono in due diversi tipi: elettroniche e meccaniche.

Quelle elettroniche sono molto simili alle moderne reflex digitali, spesso presentano anche le stesse posizione dei comandi, l’unica ovvia differenza è la mancanza del monitor e dei vari tastini presenti sul dorso.

Quelle meccaniche sono anche quasi del tutto manuali, caricamento, messa a fuoco ed esposizione vengono effettuate manualmente impostando i vari valori. Spesso non necessitano di batterie ad eccezione per il funzionamento dell’esposimetro. In queste fotocamere l’esposizione viene calcolata guardando nel mirino in alcuni modelli sono presenti un led verde che indica la corretta esposizione e due led rossi che indicano appunto una sovra o sotto esposizione. In alcuni modelli i led sono sostituiti da una lancetta che in posizione orizzontale indica un’esposizione corretta, in alto o in basso una sovra/sotto esposizione.

In alternativa alla classica reflex abbiamo le fotocamere a telemetro, la più nota è la Leica, ma in commercio si possono trovare delle copie di produzione russa come la Fed o la Zorky.

Hanno un sistema di messa a fuoco a telemetro, praticamente nella parte centrale del mirino si vedono contemporaneamente l’immagine proiettata dall’obiettivo e l’immagine diretta del mirino; la sovrapposizione delle due immagini dà la corretta messa a fuoco. A differenza delle reflex si presentano più compatte e leggere, molto silenziose e utilizzate tantissimo nella fotografia di reportage o street. Non hanno un enorme parco ottiche, normalmente gli obiettivi, tutti a focale fissa vanno dal 28mm fino a non oltre il 90mm.

MEDIO FORMATO

Sono fotocamere che utilizzano pellicola in rulli formato 120, in base al tipo di fotocamera il negativo può avere una dimensione differente, si va dal 4,5x6cm, 6x6cm, 6x7cm, 6x9cm fino al panoramico 6x17cm.
Sono molto grandi ed ingombranti, la maggior parte completamente meccaniche e manuali, ma esistono modelli anche autofocus, la più importante è l’Hasselblad.

FOTOCAMERE MEZZO FORMATO

Sono fotocamere che utilizzano una comune pellicola 135 con la differenza che scattano su una superficie pari alla meta del formato pieno, e cioè 18x24mm.
Il vantaggio maggiore di queste fotocamere è che si ha la possibilità di scattare il doppio delle foto che si scatterebbero normalmente, infatti da un rullino da 36 se ne ricavano 72. C’è però da dire che un fotogramma più piccolo riduce di conseguenza la possibilità di spingersi troppo.

Queste fotocamere sono state prodotte intorno agli anni ‘80, per la maggior parte di produzione russa con la Chaika e la l’Agat 18K, ma si possono trovare anche alcuni modelli a marchio Canon, Chinon e non per ultima e più recente la Yashica Samurai che si presenta come una specie di telecamera che a differenza delle precedenti è completamente automatica e motorizzata. Nell’utilizzo bisogna prenderci un po’ la mano, si impugna in verticale per scattare in orizzontale e viceversa.

BANCO OTTICO

Sono fotocamere che utilizzano pellicole a lastre o fogli nel formato che va dal 9×12 cm fino ed oltre al 20×25 cm. Si usano obbligatoriamente con cavalletto, hanno la possibilità di effettuare movimento del ottica e del dorso (basculaggi e decentramenti) che permettono di intervenire sulla prospettiva e sulla profondità di campo. Alcuni fotografi utilizzano al posto dell’obiettivo un foro stenopeico.

FOTOCAMERE STENOPEICHE

Sono fotocamere che al posto dell’obiettivo utilizzano un piccolissimo foro il cui diametro è legato alla grandezza del supporto sul quale formare l’immagine.
Le più blasonate sono semplici scatole o barattoli con da un lato il foro e dall’altro solitamente caricato con un foglio di carta sensibile.
Il diametro del foro stabilisce il valore del diaframma dal quale poi calcolare manualmente l’esposizione, i fori possono essere acquistati già fatti o li si può creare manualmente. La lunghezza focale dell’”obiettivo” è determinata dalla distanza tra il dorso e il foro; inoltre più sarà piccolo il foro maggiore sarà la profondità di campo. Ovviamente non essendoci un obiettivo fatto di lenti le immagini saranno poco nitide.
In commercio si trovano i tappi dei vari corpi macchina corredati dal foro stenopeico, questo permette di trasformare qualunque reflex analogica ma anche digitale in fotocamera stenopeica.

 

Luca Oliani

Classe 1973, a 10 anni quasi per gioco impugna una kodak poket camera 110 e scopre come diventa particolare racchiudere un istante di vita all’interno di un piccolo quadratino. Frequenta le scuole superiori presso un Istituto d’Arte e si diploma in Grafica Pubblicitaria, Fotografia e Cinematografia. Durante gli studi, apprende la varie tecniche di ripresa utilizzando varie fotocamere dal piccolo al grande formato con il banco ottico, ma soprattutto apprende le varie tecniche di sviluppo e stampa in camera oscura sia in bianco e nero che a colori.

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