Fotografando

“Say Sei!”

Come ogni anno questo è il momento di tirare fuori il Matteo Bussola che alberga dentro di me, io però ho meno capelli bianchi.

Questo come il 90% dei blog italiani vive una vita difficile, il tempo ed il lavoro e le cose che capitano portano inevitabilmente tutti a mollare il colpo, ma almeno un articolo all’anno che quasi non parla di fotografia ci tengo a lasciarlo a futura memoria.

A un certo punto della vita ho realizzato che sarei stato papà, così, de botto, senza istruzioni. È stata ed è la cosa più difficile e più facile al tempo stesso. Essere papà non vuol dire essere una persona migliore ma impone responsabilità e impegno, un patto scritto con un umano e con la società in cui è inserito oneri, onori e benefici.

Non vuol dire diventare più serio.
Ed è qui che volevo inserirmi.
In sei anni la serietà a lunghi tratti ha lasciato il mio cervello perché ha trovato una complice perfetta, mia figlia ovviamente.

Perfetta perché oggi la comicità e l’ironia della piccola bimba che vive nella mia stessa casa si incrocia con l’ironia di un millenial wannabe boomer (notare tutte queste parole moderne).

Il risutlato è quel Mood umoristico che il mondo biasima ma che invece dovrebbe un po’ riscoprire e dedicare il giusto spazio.
Dad jokes e Kids jokes allied.
La combinazione più fantasticamente terribile dove ogni essere umano che è tagliato fuori vorrebbe uccidersi. Per quelli che sono dentro è una droga senza fine.
Aida compie 6 anni ed è sulla cresta dell’onda.

Si comincia da un punto che solitamente è il “fantasma formaggino”, almeno a casa mia, (a cui Elio e le storie tese hanno giustamente dedicato un’opera rock) e si continua verso lidi sconfinati fatti di pupù addosso, giochi di parole discutibili, australiani a testa in giù, il the degli inglesi, pinze a pappagallo che volano, pannolini e aeroplani che passano a mezzanotte con scritte minatorie per figli rumorosi.
Ma la cosa migliore sono le barzellette a cui inevitabilmente Aida ride ma senza ancora capire bene il perché.

L’ironia penso sia uno dei costrutti più complessi ed è fantastico vedere i buffi passi che il suo Io compie ogni giorno verso questi metalinguaggi, sarcasmo, ironia e cinismo (anche se da quello che ho potuto osservare il cinismo nei bambini è megasviluppato).

Quindi per questi sei anni voglio appuntarmi nel cuore questo modo anticlimatico di ridere insieme.

Amici genitori e parenti stretti di piccoli umani lanciatevi a capofitto in questo modo ma badate bene alle censure, quindi niente parolacce. Si possono usare se necessario parole assonanti: pazzo, menta, mulo, burlone, bronzo, buca, gimcana ed altri magici vocaboli magici dai mille usi.

Sappiamo che un dad che abbraccia i dad jokes poi non ne esce veramente mai, ad esempio un augurio al mio di dad che compie 58 anni ma è ancora un maestro di questa terribile arte.

A voi neofiti lascio due sturmenti, appunti da cui partire;
eccovi due barzellette dal super libro di barzellette di Geronimo Stilton (non me ne vogliano gli autori per la violazione di copyright)

AGLIO
Ciccio chiacchiera con Gigio e gli racconta:
-Sai ho un segreto che non sa nessuno per stare sempre in buona salute… mangio un etto di aglio al giorno!
Gigio tappandosi il naso, ribatte:
– Bleah! Non è un segreto, te lo garantisco…

Barzellettone – l’enciclopedia della risata, di Geronimo Stilton

ANTIPULCI
Un cane entra in una farmacia e chiede:
-Buongiorno! Vorrei un collare antipulci nuovo… di zecca!

Barzellettone – l’enciclopedia della risata, di Geronimo Stilton

Poi ricito Elio e le storie tese.

Ninne nanne da cantare:
L’astronauta pasticcione (non c’è bisogno di pulire nulla, è safe)
Shpalman (che non spalma più la merda in faccia ma la menta)
Il vitello dai piedi di balsa + reprise (qui c’è l’orsetto ricchione che incula il vitello, il tutto deve diventare l’orsetto burlone che saluta il vitello: “mi presento sono l’orsetto burlone/ e come avrai intuito adesso ti saluto”)
El Pube (No way, non adatta)

Non ringraziatemi, a buon rendere.
Auguri Aida

Alessandro Lannocca

Nasce a Saluzzo ma ora vive un po' a Polonghera ma spesso è a Torino. Incontra la fotografia analogica in uno splendido corso durante l’inverno del 2008 passato a Madrid (in Erasmus) col prof. Guillermo, in cui ha l’occasione di sperimentare pellicole, liquidi ed ingranditori. Da allora scatta, stampa, scrive.

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