Fotografando

Ermeneutica e02

Non ho nulla da aggiungere a quello che già ho detto qui: mi limito a sparare altre foto.

Eccole.

04.
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Comincio con una considerazione che ho fatto su invito di Elena riguardo a quel filo (capello?) presente in alto a sinistra della foto (e su tutti gli scan di quel rullino).
Quel filo fastidioso è l’ansia, sempre presente e sempre consistente, in ogni luogo ed in ogni tempo. Tranne al mare.
Siccome al mare l’ansia c’è un po’ meno ha deciso che doveva manifestarsi in forma fisica (o comunque farsi vedere in qualche modo).
Presente e fastidiosa, come quel capello in tutte le foto, ogni volta cha la tenti di soffiare via non si sposta. È intangibile ma persistente. Come quelle scorregge dopo che hai mangiato male e le fai silenziose, non le vedi ma si appiccicano nella stanza per sempre e si infilano nel naso appuzzandoti l’anima.
Quindi, un benvenuto all’ansia.
Ma parliamo d’altro.
Questa foto dice: sentiti inadeguato. “Com’è che noi siamo dei piccoli pesci nell’acqua che nuotano tranquilli e tu ti manifesti bianchiccio sotto forma di piedi ed annesse caviglie. Ma poi anche la taglia, sei enorme, è impossibile interagire. Poi vieni qui e te ne vai via subito poi torni, schiacci tutto il tappeto di alghe con annesso il nostro pranzo e cena sotto forma di cose che tu non riesci nemmeno a vedere. Sei buono solo a far andare via tutti gli amici. Torna quando sarai meno inutile”.
Inadeguatezza in forma, dimensioni, significato. Le bolle che sono nella foto si sa già che torneranno a galla, così come quei piedi, quei piedi dovranno trovare il posto più adeguato, non ha senso insistere e disturbare chi non è della misura giusta.

05.
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La parte centrale di questa foto è la ragazza in rosa.
La ragazza in rosa è sfocata perché ha perso di mente molte delle cose che voleva fare, adesso vaga per la città e non riconosce più chi le sta vicino. Ha perso di mente molte delle cose importanti, tipo il codice del bancomat, infatti voleva mangiare ma ha finito per far finta alzando una ciotola immaginaria.
Sono nitidi e si stanno allontanando i pensieri che aveva in mente, a partire dagli uomini della sua vita, che stanno sullo sfondo ma che sanno ancora usare un bancomat e pagarsi una cena.
Tutti le danno le spalle tranne alcuni che la rincorrono senza trovarla, perché lei dimenticando ha fatto dimenticare se stessa agli altri che non la trovano anche se la cercano (ma non la cercano).
Il tizio che cucina sullo sfondo a sinistra era uno che cucinava della carne buonissima.
La strada l’ha anche portata a dimenticare in Germania una figlia, vestita di nero, sfocata e con gli occhiali. Pensava di trovare la Germania stereotipo, tutta Oktoberfest, salsiccie, ordine e ricchezza. Invece con lei la Germania è stata dura. Infatti forse è stata lei stessa che si è auto messa fuori fuoco.
[Siccome la foto racconta anche altro ecco l’altro] Si chiama Grazia, viveva a Monaco, mai sposata ed una vita abbastanza incasinata. Cresciuta a Parma ha sempre avuto difficoltà a capire qualcosa a scuola, o in generale non ha mai avuto voglia di fare un cazzo. Dopo le medie ha trascinato per due anni in un liceo il suo zaino vuoto ed il suo culo pesante. Ha mollato dopo il secondo tentativo di fare la prima superiore. Dopo ha passato un anno in casa per dormire e mangiare e ai mercati di piazza Ghiaia a guardare la gente lavorare, camminare e comprare. A 17 anni ha conosciuto un mezzo tossico figlio di papà a cui si è attaccato come una cozza, spostandosi a vivere da parassita nel suo appartamento di Via Farini.
Rimane incinta ma siccome nella casa portava chiunque il tossicomane figlio di papà ha cercato di cacciarla ma lei ha finito per denunciarlo per violenze. Partorisce ma decide di lasciare la figlia in ospedale.
Per far tacere tutto il casino della denuncia le offrono 30 milioni (di lire) con le quali si paga un viaggio per Berlino e qualche settimana di albergo, giusto il tempo per trovare un altro pollo (italiano) con il quale spostarsi a Monaco e vivere di rendita.
Rimane a Monaco per qualche tempo spendendo i soldi del pollo in droghe ed alcool, fino a quando lui la caccia. A lei rimangono pochi spicci, giusto quelli per pagarsi un ritorno a Torino, in Italia.
Arriva la sera ma non sa nemmeno cosa fare e dove farlo, il suo cervello è ormai andato e le carte di credito non sa più nemmeno come si usano.
Sente odore di cibo e si sposta verso un tendone, spera in qualcosa da mangiare ma non riesce più a ricapitolare nulla di quello che le è passato per la testa negli ultimi 5 anni.
Ne ha 23 ma ne dimostra 40.
 

Alessandro Lannocca

Nasce a Saluzzo ma ora vive un po' a Polonghera e un po' a Cuneo, dove lavora e studia. Incontra la fotografia analogica in uno splendido corso durante l’inverno del 2008 passato a Madrid (in Erasmus) col prof. Guillermo, in cui ha l’occasione di sperimentare pellicole, liquidi ed ingranditori. Da allora scatta, stampa, scrive.

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