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Perché la pellicola?

Ogni tanto arriva il momento di riflettere e rispondere ad alcune domande; in occasione della mostra a Ceva mi sono fermato a pensare e mi sono fatto quelle 5 domande con la W.

Perché la pellicola?

Solitamente una persona legata ai “bei vecchi tempi” viene considerato un nostalgico.

Io non scatto in pellicola per nostalgia, la macchina che uso di solito è uscita di produzione anni prima che io nascessi, certamente mi ricordo ancora le usa e getta in gita alle medie o la macchina dello zio alla comunione e al compleanno, ma non sono Carlo Conti e non siamo ai “Migliori Anni”.

Ci sono una serie di ragioni per scegliere di dedicare, nel 2013, tempo alla fotografia su rullino.

Può essere per ragioni tecniche/economiche. A prescindere del costo per fotografia scattata, con pochissimi euro il potenziale qualitativo è quello che avreste con una costosissima macchina digitale. Per foto di elevata qualità la strada della pellicola è ancora molto percorribile.

Può essere per ragioni psicologiche, sapere di avere un supporto fisico immutabile nel tempo su cui stazionano le immagini, sempre raggiungibile e consultabile anche in mancanza di elettricità è confortante e rassicurante.

Possono esserci ragioni fantastico/scientifiche, perché con pochissima energia elettrica, e a volte senza nemmeno quella ma solo con pochissima energia meccanica (ma tanta precisione in tecnica costruttiva) si riesce a fissare, catturandone gli effetti, quello che di meno concreto c’è nell’universo, la luce.

Perché vedere in camera oscura una fotografia l’immagine che compare dal nulla sulla carta è assistere a una magia della scienza e della tecnica.

Perché la fotografia su pellicola ci ri-insegna il peso e il valore del tempo e della pazienza e dell’impazienza. Il piacere del gioco d’azzardo si manifesta sopratutto nel momento che passa tra la giocata e la scoperta del risultato, la distanza di tempo tra lo scatto e l’immagine stampata è questo, il risultato di una scommessa.

Non siamo neo-luddisti odiatori del progresso tecnologico digitale (giammai) ma curiosi sperimentatori, la fotografia su sensori digitali non ha fatto sparire e non farà sparire mai la pellicola. L’analogico si è ridimensionato notevolmente e si è riposizionato da un’altra parte, se ne fa un altro uso.

Se ne fa un uso/utilizzo, non se ne fa un consumo.

Dove la pellicola?
Solitamente all’aperto o in casa se c’è tanta luce perché il flash non piace mai a nessuno.

Quando la pellicola?
Si scatta più o meno sempre, un po’ di più in estate poi si porta a sviluppare un po’ di rullini tutti assieme; le foto più belle, ingrandite, le stampi solo quando non rischi di finire in bancarotta, che poi tocca vendere gli alberghi.

Cosa la pellicola?
Uno prende dei rullini di diversa fattura e li mette nelle macchine più disparate che di solito si trovano in giro per casa, nei mercatini, nei negozi di usato. Poi scatta delle foto, possibilmente decenti. Poi finisce il rullino e lo porta a sviluppare o se lo sviluppa se è in grado. Poi stampa le foto (se è possibile solo quelle più belle) o le porta a stampare. Poi le fa vedere più o meno a tutti quelli che incontra.

Chi la pellicola?
In questo caso, io (Alessandro Lannocca) e su questo blog i miei colleghi analogici Alessandro “Alkoipa” Pancosta che ci chiama da Brindisi, Maria Vittoria Piana Brizio MVPB che ci scrive da Venezia e Costanza Sacchi che interviene da Lodi, apriamo il collegamento.

Magari non siamo nostalgici, forse sensibili, anzi, fotosensibili, come la pellicola.
 

Alessandro Lannocca

Nasce a Saluzzo ma ora vive un po' a Polonghera e un po' a Cuneo, dove lavora e studia. Incontra la fotografia analogica in uno splendido corso durante l’inverno del 2008 passato a Madrid (in Erasmus) col prof. Guillermo, in cui ha l’occasione di sperimentare pellicole, liquidi ed ingranditori. Da allora scatta, stampa, scrive.

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Comments (4)

    1. Pensa che in nella realtà i colori non erano così ma una volta sviluppate queste foto sono venute fuori con dei colori diversi (in primis il rosso dei capelli che qui è molto chiaro). Grazie all’imprevedibilità della pellicola (e di certi stampatori) ho avuto un bellissimo risultato inaspettato. Era una domenica ventosa e soleggiata a Torino.

      Grazie!