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Pasquale Maria Salerno

Vi presentiamo Pasquale Maria Salerno.

Parlaci un po’ di te.
Vivo a Firenze ma sono nato in Abruzzo, sono filologo classico per formazione, ed ho iniziato ad imparare e fare foto (cioè a sviluppare i negativi e stampare in camera oscura) negli anni ’80, continuando per diversi anni da professionista; poi ho smesso, ma 7 anni fa ho dovuto riprendere: come per le sigarette, puoi anche smettere, ma rimani “drogato” comunque nel profondo!

Perché hai scelto la fotografia analogica?
Quando iniziai a fotografare, e per tutto il periodo in cui ho fotografato per lavoro, non è che si potesse scegliere! La fotografia era praticamente analogica, si scattava pellicola (negativo o diapositiva) e le foto si dovevano stampare su carta; la fotografia digitale iniziava ad affacciarsi sul mercato solo allora, con prezzi proibitivi e risoluzioni letteralmente ridicole. Poi nel 1997 smisi, finché nel 2005 mia moglie mi volle regalare una compatta digitale, e allora si che fu una scelta! Dopo un paio di mesi, infatti, l’hard disk su cui avevo fatto copia di tutte le foto fatte con la compatta si ruppe, e quando imprecando alzai gli occhi allo scaffale che conteneva tutti i miei negativi degli anni ’90 ancora integri, fu allora che scelsi. Ma di tornare all’analogico, non di abbracciarlo per la prima volta!

Cosa ti piace fotografare?
Mi piace fotografare soprattutto persone in contesti, mi piacciono le relazioni. Perciò non amo i “generi”, o piuttosto dovrei dire che mi piace visitare qualsiasi genere fotografico a modo mio, cercando di usare la fotografia come un pretesto per entrare in contatto con le persone, e come uno strumento narrativo, diciamo così, per raccontare storie reali, immaginarie o anche solo apparenti attraverso una mia interpretazione di fotografia di strada, di moda, di glamour, di reportage, e molto spesso trovandomi a mescolare questi generi.

Quali sono le tue macchine fotografiche?
Uso soprattutto pellicole 35mm e medio formato: per il 35mm ho delle Leica, una Contax G1 ed alcune compatte (non amo le reflex per questo formato); per il medio formato ho una Rolleiflex, ma uso soprattutto un paio di Mamiya 645. Sporadicamente mi diverto ad usare un banco ottico, ma è uno strumento che richiede tempo e calma, ingredienti che non sempre ho a disposizione.

La fotografia che ti piacerebbe fare.
Quella che faccio.

Hai un fotografo preferito?
Ho più che altro dei registi preferiti: Antonioni, Fellini, Sergio Leone, Elio Petri… Ho due fotografi che considero miei veri amici e nel tempo mi hanno aiutato a capire molte cose, sia sulla fotografia che sull’approccio ad essa: Luca Del Pia, un fotografo toscano trapiantato a Milano, che conobbi nei primi anni ’90 a Firenze, di cui condivido molti elementi “ideologici”; e Mario Zanaria, con cui mi confronto, discuto, ragiono ormai da alcuni anni, e che considero uno dei pochissimi che oggi fanno una fotografia davvero appassionata, sofferta ed onesta. Poi c’è un altro che mi appassiona da alcuni anni per varietà, ironia, e passione, oltre che per la sensibilità ed un gusto per il colore che gli invidio moltissimo: si chiama David Wilson, ed è anche tra i fondatori del miglior collettivo fotografico internazionale che esista al momento, cioè “strange.rs“.Tra i “giganti della fotografia” mi piacciono davvero solo i fotografi che abbiano uno spessore, cioè una “filosofia”, una “visione”, ed una competenza, cioè una cultura fotografica: Helmut Newton e la sua epigona Ellen Von Unwerth, Bruce Davidson, Alberto Garcìa-Alix, ma solo per fare i primi nomi che mi vengono in mente, la lista potrtebbe essere lunga e rimanere incompleta in ogni caso – ecco perché non sono un fan delle liste.

Una bella foto deve…
Non riesco a pensare in termini di “bellezza”, quando parliamo di fotografia: mi sembra una grandissima banalità! Anche parlare di singole immagini mi mette un po’ in difficoltà, perché più passa il tempo e più non riesco a pensare per singole foto e tendo a cercare una sequenza, una successione, una serie, un corpus. In generale, comunque, per la fotografia credo valga lo stesso discorso che vale per la musica: una buona foto è quella che ogni volta che la guardi ci trovi qualcosa in più.

Sito web: impossiblephotos.com | impossiblephotos.tumblr.com
Email: info@impossiblephotos.com
 

Alessandro Pancosta

Ho superato già da qualche anno i 30 anni, sono un freelance graphic designer. Dopo 9 anni passati a Torino sono tornato a vivere in Puglia, in provincia di Brindisi, nel mio amato Salento. Mi sono avvicinato alla fotografia circa 6 anni fa, ma da 3 anni scatto prevalentemente in analogico.

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