Riflessioni

Tamango 2008 – Tamango 2018

Cosa spinge a scrivere un pezzo ora qui e che parla di Torino è solo una cosa.

Nostos = “Il ritorno al paese”

Algia = “Dolore, tristezza”

Si, Torino 10 anni non è più la stessa.
Si, il Tamango fa schifo, una volta non lo faceva.
Si, Iso400 ospita la pellicola ma anche altro ed oggi arbitrariamente lo fa.

10 anni di vita sono passati lungo il Po ed acqua sotto il ponte di Isabella a pacchi ma ora fa più male che allora.

Chi 10 anni fa veleggiava come un idiota in barca a vela oggi ha il peso di un’ancora a da quei Murazzi non si vorrebbe più muovere.
Un grido detto, appunto, di nostalgia che non torna, perché i Magazzini fanno sognare, ma dal sogno ci si sveglia ma nel 2008 un brutto Silvio era meglio dell’attuale Salvini anche se le magliette rosse ce le siamo messe e, a dirla tutta, non sono servite veramente a un cazzo.

Cari amici, quel tempo è passato ed è passato molto, molto, molto male.
Io il Tamango lo ricordo dolce ed a strati, ora è rosso, pesante e in comodi bicchierini di plastica (nemmeno il vetro) e i passanti irridono e i passanti non accettano l’offerta del più misterioso dei misteri.
No, Culicchia non l’ha consacrato, io non so nemmeno cosa cazzo ha scritto Culicchia, io non l’ho letto, me lo dica lui cosa aveva in testa.

La Torino libera e liberata non esiste più, come non ci sono gli spalti di Palazzo Nuovo, come è stata demolita in tempo record la Palazzina Aldo Moro e gli altri sogni sbriciolati sotto il naso.

Siamo alla frutta, ma la frutta insipida, acerba, ma con lo scontrino della bilancia al kilo.

Pinagiamo vedendo i nostri pezzi di locali chiusi ma non siamo in grado a far altro che non vedere “La Casa de Papel” su Netflix e commentare esaltati. Io non l’ho vista, sono un ribelle, fanculo a voi ed ai vostri spoiler.

Quando anche gli Elii si arrendono è ora che un John Belushi qualunque organizzi un Toga Party per tutti quelli che “chiedi chi era il vero Gianca o il becerissimo Cutre” per tutti quelli che all’occorrenza non si adattano, o almeno si adattano rompendo le palle.

Istituiamo un giorno, un’ora, un momento, perché quello che fu continui nella mente di qualche vecchio e continui ad essere presente.

Altrimenti finiremo come lacrime nel Po, tipo le lacrime nella pioggia, ma nel Po è pieno di cocaina (come dice Studio Aperto) quindi le lacrime nemmeno si miscelano.

Chiara, sindaca grande di Torino, non puoi essere il simbolo di tutto ciò.
Non stiamo parlando di alcolismo legalizzato ma di libertà di essere l’alternativa ad un mondo sterile di modelli inquadrati. Come eravamo con Chiamparino forse non torneremo mai ma il fermento lo puoi coltivare (forse).

Chiara help us.
Abusivi e criminali, forse erano i pirati che hanno animato le nostre serate, e forse, in fondo, prima del portafoglio avevano un cuore.

Lo so che questa filippica ora e qui non conclude, ma almeno fammi far finta di fare qualcosa perché, fermo a far nulla non so stare.

“5 di Marzo del quarantarte!” suonava e diceva qualcuno, ma forse, nessuno lo ricorda.
Allora sarò io, solo, in stanza, da idiota a ricordare che cosa sia avvenuto e che ora, come allora, la sopita coscienza ha preso le briglie e ha portato i cavalli nella direzione giusta, dove tutto stava andando.

Ho un nome e cognome, se volete, sono qui.
Chiara non puoi essere che con me.

Alessandro Lannocca

Nasce a Saluzzo ma ora vive un po' a Polonghera e un po' a Cuneo, dove lavora e studia. Incontra la fotografia analogica in uno splendido corso durante l’inverno del 2008 passato a Madrid (in Erasmus) col prof. Guillermo, in cui ha l’occasione di sperimentare pellicole, liquidi ed ingranditori. Da allora scatta, stampa, scrive.

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