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Usare una polaroid senza le cartucce

Poco tempo fa, in uno dei miei innumerevoli giri per negozi di usato, mi sono imbattuto in una bellissima Polaroid Colorpack 88.

L’aspetto esteriore era perfetto, l’otturatore funzionava ed il prezzo era ottimo, 10 euri in scioltezza; non c’era motivo di lasciarla lì e farsela rubare da altri.
La Colorpack 88 è una macchina fotografica del 1971 dalla forma singolare. E’ uno scatolotto che porta con sé il ricordo delle polaroid a soffietto, realizzata quasi completamente in plastica.

Una volta tornato a casa l’ho poi controllata aprendola per bene, e ho fatto una particolare scoperta. Nei suoi 42 anni di vita non si era mai separata dalle sue pile stilo, che, commosse da tanto amore, avevano pianto dentro la macchina il loro liquido, che nel tempo si era tenacemente cristallizzato.
Pulirla non è stato il massimo, ma ci sono riuscito senza intossicarmi.
Sostituite le pile ho verificato che anche l’esposimetro era funzionante e regolava perfettamente i tempi dell’otturatore: a quel punto mancavano solo le cartucce.
Qualche giro su internet e mi sono reso conto (dov’è che ho fatto un giro? Su internet!) che per le cartucce avrei dovuto penare un po’ e spendere per materiale di cui forse mi sarei pentito, per cui ho scartato l’ipotesi cartucce ufficiali e mi sono diretto verso la strada Polapeica.
Le Polaroid possono essere utilizzate con della normalissima carta fotografica da stampa in camera oscura (ILFORD o similari), a patto che si possa raggiungere una camera oscura. In pratica si può utilizzare la gabbietta dove stanno le cartucce come appoggio per la carta.
Una volta in camera oscura, con la luce rossa di sicurezza (per le carte BN) si apre il pacchetto della carta e si tagliano alcuni fogli a misura “polaroid” (circa 15×12 per la colorpack), inserendoli nell'”armatura” delle cartucce; questa si presenta particolarmente adatta perché ferma la carta senza bisogno di scotch e colle.
Appena inserita la carta si può chiudere la macchina e correre fuori alla luce del sole a fare le foto. La colorpack ha la possibilità di regolare la luminosità desiderata, io con la carta MultiGrade RC consiglierei di mettere al massimo la luminosità, quindi foto più esposta possibile.
Dopo aver scattato si corre di nuovo in camera oscura a sviluppare la carta, così da ottenere il negativo istantaneo dello scatto.
Quando la foto negativa è asciutta si può fare il positivo per contatto, o scannerizzare il negativo e “girarlo” in digitale.
Per agevolare la comprensione di tutto ciò avevo pensato di fare delle foto esplicative ma poi ho cambiato idea ed ho realizzato un video (esplicativo) so come inserire la carta fotografica, eccolo qui sotto (La musica è dei Cap Levat).

E a questo punto qui sotto potete ammirare due foto che sono il risultato di questo esperimento (altre due sono venute bruciatissime e un’altra era venuta male).

Prima foto.

Seconda foto.

Questo mi sembra un ottimo modo per avere la possibilità di usare le Polaroid, se si ha la possibilità di sviluppare ma non si vuole spendere in costose cartucce; non fatelo sapere a Impossible Project, però.
 

Alessandro Lannocca

Nasce a Saluzzo ma ora vive un po' a Polonghera e un po' a Cuneo, dove lavora e studia. Incontra la fotografia analogica in uno splendido corso durante l’inverno del 2008 passato a Madrid (in Erasmus) col prof. Guillermo, in cui ha l’occasione di sperimentare pellicole, liquidi ed ingranditori. Da allora scatta, stampa, scrive.

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Comments (3)

  1. Non ho capito una cosa però. Fare come suggerisci tu in questo articolo significa fare una foto sul balcone per esempio, poi correre nel bagno oscuro, tirare fuori la foto e svilupparla? e questo per ogni foto? mi sembra…impossibile! oppure mi è sfuggito qualcosa. Grazie per il chiarimento, mi piacerebbe usare la Polaroid.

    1. Esattamente come hai detto!
      Esattamente per ogni foto.

      Si, è difficile e noioso ma non impossibile.
      Eventualmente si potrebbe pensare, magari con la borsa a tenuta di luce, di scattare, mettere e togliere la carta ad ogni foto e mettere da parte in una scatola sempre a tenuta di luce le foto scattate e poi a fine sessione andare in camera oscura.