Iso400-spilla

Riflessioni

Perché Iso400 e non Asa400?

Questa è una delle domande a cui mi capita di dover rispondere quando parlo in giro del blog.

È come una FAQ (personalmente il termine FAQ non mi piace per nulla, mi ricorda troppo “fuck” e quindi mi viene da pensare alle sezioni FAQ “Ehi questa è la sezione delle domande banali, se ne trovi una che vorresti farci complimenti, sei come tutti gli altri che fanno domande idiote quindi fottiti, fuck, FAQ, faaaacccccc”)
Scusate lo sfogo.

Di solito la domanda è:
“Ma scusa, parlate di analogico, la sensibilità della pellicola si misura in ASA e non in ISO quindi non sarebbe più giusto ASA400?”
Innanzitutto, fatti i cazzi tuoi caro amico.
No scherzo, sono felice di rispondere.

Sono anni che lo standard è diventato ISO e non ASA, Wikipedia dice dal 1974 (ormai sono 40 anni) per cui la domanda parte da una percezione sbagliata.
Indubbiamente nel sentore comune il termine ASA avrebbe richiamato subito la fotografia analogica, facendo leva su questa percezione falsata, ma ciò non era il nostro scopo.

E poi il dominio asa400.it era già registrato.

Inoltre “ISO400” rappresenta la nostra filosofia: parlare di pellicola e raccontare lo spazio che la pellicola ha oggi, non solo negli anni ’20, ’30 o ’70.

Certamente ci rifacciamo e raccontiamo il passato (con i nostri occhi di amatori) e siamo consapevoli che grandi conquiste e grandi pagine per la pellicola si sono scritte decenni fa, ma tutto rientra nel voler riportare e testimoniare, a chi forse non lo sa, quello che può fare la pellicola e quello che è stata, ed è ancora, per la fotografia.

I dati ci danno ragione: il consumo di pellicole è aumentato nell’ultimo anno, dopo anni di caduta libera. (L’ho letto in giro per il web, non ricordo il luogo esatto ma cercatevelo da voi).
La pellicola ha ancora il suo spazio a vari livelli, da chi la compra come soprammobile a chi scatta foto d’arte vendendole a migliaia (o decine) di dollari.

Aggiungerei che siamo degli analogici fortemente digitalizzati: abbiamo scelto il blog, lo strumento di narrazione per eccellenza degli anni duemila (quanto tempo è già passato dal lontano zero [cit.]), per cui non siamo i nuovi nostalgici luddisti che rimpiangono (la sella con le frange la targa Arizona [cit.]) ma proviamo con mezzi moderni a raccontare un mezzo tecnicamente ed emotivamente ricco e valido.

Siamo quelli che (impennavo con il ciao, con la maglietta degli squallor, arrapaho [cit.]; ora la smetto) ancora non si capacitano di certi gioielli di tecnica regalati nei mercatini o accatastati nei negozi di usato; che approfittano di poter comprare a pochi spicci gioielli di artigianato industriale. Ricerca e tecnica ingegneristica novecentesca da poter usare per fare le foto al gatto di casa che probabilmente ha foto migliori di quelle che ritraevano mio padre negli anni ’70 (con tutto che mio nonno di foto ne sapeva, ha ancora portato in giro la sua 110 fino a pochi anni fa, quindi non te la prendere nonno).

Questo era la fotografia analogica nel 2011 (quando abbiamo scelto il nome ed aperto il blog) e questo è ancora nel 2015.
Qualità impensabilmente accessibile alla portata di tutti, libertà di scattare cosa e come si vuole: una realtà che ha trovato la sua posizione in positiva crescita.

Spero di aver fugato i dubbi.

Ed ora vi beccate anche il momento nostalgia:

Alessandro Lannocca

Nasce a Saluzzo ma ora vive un po' a Polonghera e un po' a Cuneo, dove lavora e studia. Incontra la fotografia analogica in uno splendido corso durante l’inverno del 2008 passato a Madrid (in Erasmus) col prof. Guillermo, in cui ha l’occasione di sperimentare pellicole, liquidi ed ingranditori. Da allora scatta, stampa, scrive.

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