Focus on

Ottavio Sellitti

È la volta di Ottavio Sellitti.

Parlaci un po’ di te.
Sono un lettore forte venticinquenne.
La mia passione per la lettura mi ha portato a cercare di trarne il nutrimento per la mia vita, così ho seguito degli studi letterari, e, poiché l’Italia ha così tanta cultura passata da non curarsene più nel presente, sono emigrato con la mia compagna da due anni e mezzo in Francia, ad Aix-en-Provence, per completare la mia formazione e cercare di cominciare a lavorare nell’Education nationale. In passato ho flirtato a lungo con la poesia, poi la musa ha smesso di concedermi i suoi favori, o io non li ho cercati con la dovuta cocciutaggine, così mi sono trovato nella necessità di cambiare mezzo, e ho scoperto che la fotografia è perfetta per consegnare le proprie visioni.

Perché hai scelto la fotografia analogica?
Perché la compattina digitale che ho comprato all’alba della mia relazione con luce e materiali fotosensibili, ormai 4 anni fa, ha cominciato dopo un paio di mesi a mostrarmi i suoi limiti, rumore digitale, ombre violacee e profondità di campo impossibile da usare in maniera creativa (a meno di dedicarsi esclusivamente alle macro, ma è un capriccio che passa presto) tra tutte.
Tra comprare una reflex digitale e scendere in garage a rispolverare la Canon Ae1 di mio padre ho scelto la seconda opzione (memore degli insegnamenti di Quelo) per ovvi motivi economici: spesa inadatta a un novizio e per, in quanto novizio, imparare il più possibile.
Poi è stato un delirio.
Per i suddetti motivi economici ho iniziato a spulciare gli studi fotografici di Napoli e dintorni in cerca di rullini scaduti per fare i primi errori senza svenarmi, e ho scoperto che potevo anche comprare altro materiale analogico a cifre ridicole, ho rifatto il corredo di mio padre che non aveva resistito indenne all’umidità e al tempo, e aveva simpatiche colonie di muffe tra le lenti degli obiettivi. Con i miei nuovi obiettivi 50, 28 e 135 ho iniziato a consumare pellicola, e a passare notti insonni a scansionare i risultati, e ho iniziato ad amare la pellicola: riflettere prima di ogni scatto sulla base di tantissimi errori; capire come uscire vincitore nell’eterna battaglia con l’esposimetro che va spesso ingannato per non essere da lui ingannati; scoprire che le varie focali non servono ad avvicinare o allontanare il soggetto, ma ad aprire o schiacciare i piani dello spazio; amare le possibilità di selezionare la profondità di campo che offre un 50, un 85 o un 135 a tutta apertura; affezionarsi alle sgranature, ai graffi, alle imperfezioni di un supporto che non è fatto da numeri ma da cose e che pertanto reagisce al calore, ai graffi, a un trattamento amoroso o crudele, un supporto che da’ immagini reali e tangibili nel senso stretto della parola, che ha persino un odore!
Queste sono sostanzialmente le motivazioni della mia scelta della pellicola, all’inizio banali e grettamente economiche, poi dettate da precise motivazioni di abitudine, necessità personali e, che si dica, qualità.

Cosa ti piace fotografare?
Mi piace uscire di casa e farmi sorprendere dalla vista, tenendomi allenato a scorgere nel flusso che mi scorre sotto gli occhi un istante, che possa uscire dal tutto. A volte sono fortunato, e torno con un rullino intero di suggestioni, altre volte non riesco a sfondare la patina che ricopre le cose e la macchina fotografica resta un accozzaglia elaborata di pesanti meccanismi a gravarmi al collo o nello zaino. Altre volte gli occhi si illuminano ma la pesante accozzaglia ecc.. è rimasta a casa e mi accontento di serbare la visione per me, raramente torno a immortalare una sensazione passata, ancora più raramente ciò mi riesce.
Ho usato molte parole senza rispondere alla domanda; ci riprovo.
Quando ero a Napoli fotografavo quell’impressionante scenario che è la città più grande del Sud Italia, con i suoi vicoli e scale e mare e napoletani: varia e fremente umanità ovunque, si è immersi nell’inferno, si fa un passo e si arriva in paradiso, con tutte le sfumature in mezzo e ogni commistione possibile. All’epoca scattavo colore, ho macinato decine di Ferrania Solaris e Kodak Ultramax gloriosamente scaduti e pagati 50cent, inoltre mi servivo da un laboratorio che sviluppava il colore alla modica cifra di 1 euro, se posso fargli pubblicità si chiama K2 e sta dalle parti di Velotto, mi pare in via Giuseppe Pica, dietro Piazza Garibaldi, nascosto in un portone.
Arrivato qui in Francia la situazione è cambiata radicalmente, 6 euro per uno sviluppo mi hanno costretto a farmi due conti e portato ad organizzarmi per sviluppare autonomamente il bianco e nero, e necessariamente lo sguardo è dovuto cambiare, mi sono rieducato a ignorare i colori e cercare la luce, per poi scoprire che ciò che davvero conta è l’ombra. L’altro cambiamento traumatico è stato l’ambiente urbano dell’opulenta Aix-en-Provence, seconda città più cara di Francia, meta di un continuo turismo danaroso e sede di un’Università che accoglie decine di migliaia di studenti. Tra la ricca borghesia e l’industria turistica da una parte e la moltitudine di studenti dall’altra storicamente i primi hanno avuto il sopravvento e le onde di ragazzi che invadono le strade di questa città ogni anno non sono riuscite e non riescono ad erodere la scintillane perfezione di un gioiello di centro storico.
Tutto è incredibilmente calmo, pulito, netto.
Venendo dal magma di cui sopra ci ho messo due anni a capire cosa ci fosse da vedere ad Aix, e solo da poco ho ripreso davvero gusto a percorrere le strade lasciandomi incantare da come il gioiello può apparire sotto la luce forte del sud della Francia, sfaccettato in ombre e luci tra le varie curve di strada che portano in loro il caotico impianto medioevale. In questi scenari più asciutti e netti, sono riuscito ad apprezzare combinazioni più semplici, un uomo che cammina, mentre una donna se ne allontana è magari una scena che spesso è stata sotto i nostri occhi, ma nondimeno è una storia, che può persino sciogliere uno sguardo in lacrime.
Una tappa parziale di questa ricerca, ma un enorme passo avanti per come cambia la visione delle cose, è stato iniziare a stampare i negativi, prima solo scansionati. La differenza è netta, le difficoltà che si incontrano ad avere la stessa resa che con Photoshop si ha semplicemente spostando il cursore dei livelli sono tante, ma impongono una ulteriore riflessione nel momento dello scatto e dello sviluppo, ma poter padroneggiare tutta la catena: dallo scatto a veder comparire l’immagine nella bacinella del rivelatore, fino a osservarla attaccata a delle piastrelle ancora un po’ puzzolente di fissaggio è impagabile!

Quali sono le tue macchine fotografiche e che pellicole utilizzi?
Le mie macchie fotografiche sono troppe, nel delirio popolar-analogico ho accumulato molto materiale, spinto da occasioni (che sono sempre imperdibili) di allargare le possibilità fotografiche. Al momento uso per il 135 delle Canon, una A1, una Ae1 e una Ftb, che ho corredato da una buon parco di obiettivi. La scelta di Canon, come ho scritto sopra, è stata del tutto casuale: me la sono trovato per le mani, ho acquistato nuovi obiettivi che hanno una buona resa e ho imparato ad usarle. Francamente fino ad un po’ di tempo fa’ avevo intenzione di sostituire in mio corredo con un sistema Olympus Om, per guadagnarne in peso e dimensioni, ma poi ho trovato un 20mm 2,8 con attaccata dietro una Ae1 nera in perfette condizioni a 35 euro, e non ho potuto, umanamente, resistere. Quindi per poter usare questo bellissimo obiettivo resto sugli fd.
Ho anche delle macchine a ottica non intercambiabile, l’Olympus xa3 che mi sorprende ogni volta per la qualità del minuscolo Zuiko, e due Vitomatic Voigtlander( IIb e IIICS), che ultimamente prediligo, sono molto piccole e rapide da usare, pur permettendo un completo controllo dell’esposizione e avendo due ottimi obiettivi: un Color skopar, rivisitazione dello schema Tessar per l’uso con pellicole colore, e l’Ultron, che secondo alcuni supera come resa il Summicron 50mm f2, io non ho mai avuto il piacere di provare il Summicron, ma le foto che sforna l’Ultron sono spettacolari!
In medio formato ho l’Hasselblad e la Bronica Etrs con le triplette grandangolo, normale e tele, ma mi rendo conto che per la necessaria lentezza dello scatto le uso davvero troppo poco, molto meno di quanto vorrei, soprattutto quando sviluppo i rari 120 e resto affascinato dalla resa, in particolar modo delle ottiche Zeiss del sistema Hasselblad.
Per questo motivo l’ultima arrivata è una signora macchina: la Rolleiflex F3,5 anch’essa con Planar Zeiss e soprattutto l’esposimetro al selenio ancora funzionante. Questo acquisto è stato dettato direttamente dalla voglia di avere una macchina agile, leggera, ma che mantenesse il livello dell’Hasselblad.
Queste macchine sono caricate con pellicola bianco e nero, per il 120 ho preso dei rulli di Fomapan 200 di cui avevo sentito gran bene, non sono però ancora riuscito a tirar fuori grandi risultati. Per il 135 scatto prevalentemente con pellicole piuttosto veloci, 400 iso, per poter giocare con i diaframmi nelle ombre dei vicoli stretti, e compro pellicole al metraggio per abbattere i costi. Mi sono trovato molto bene con delle Rollei Infrared acquistate come Maco Aqs per la videosorveglianza del traffico, adesso ho vari rullini di Agfa sempre per la videosorveglianza, già esposti e in attesa nel frigo di essere sviluppati in una lunga sessione di sviluppo (cerco di accumulare molti rullini da sviluppare in modo da risparmiare tempo e prodotti chimici, senza però doverci rimettere in qualità).

La fotografia che ti piacerebbe fare.
Come ho scritto non c’è una fotografia in particolare che ho in mente quando mi trovo a fotografare, è invece una strana alchimia, di luce, tempo e opportunità.

Hai un fotografo preferito?
Non ho approfondito molto lo studio dei mostri sacri della fotografia, ma nella mia limitata esperienza mi sono innamorato del lavoro di Mimmo Jodice, dalle prime esperienze-esperimenti, ai reportage su Napoli, fino alla scomparsa della figura umana degli ultimi lavori. Amo molto l’effetto di movimento dato a delle figure altrimenti statiche che riesce a dare muovendo in maniera calcolata la testa dell’ingranditore.
Un altro fotografo che ammiro molto è Doisneau, éternel flâneur parigino e poi ovviamente Henri Cartier-Bresson per come è stato spesso abile, o fortunato, a cogliere dei momenti molto evocativi.
Su Flickr ammiro molto il lavoro incessante di Robbie McIntosh nel documentare e scandagliare il calderone umano che è Napoli (ma forse sono di parte, è la nostalgia che mi frega).

Una bella foto deve…
Non ho schemi preimpostati quando guardo una foto, e spesso mi piace quello che vedo, e mi accorgo che le motivazioni sono sempre diverse: a volte trovo geniale la composizione che guida perfettamente l’occhio nel riquadro di spazio fotografato, altre volte la selezione dei piani che fanno risaltare un volto, un dettaglio, altre ancora i colori che spiazzano o equilibrano lo sguardo, ma soprattutto mi piace quando una foto riesce a mostrare più di quello che è nell’immagine, quando lascia sognare, pensare, vivere l’immagine oltre le figure.

Sito web: flickr/ottaviosellitti
Email: o.sellitti@gmail.com
 

Alessandro Pancosta

Ho superato già da qualche anno i 30 anni, sono un freelance graphic designer. Dopo 9 anni passati a Torino sono tornato a vivere in Puglia, in provincia di Brindisi, nel mio amato Salento. Mi sono avvicinato alla fotografia circa 6 anni fa, ma da 3 anni scatto prevalentemente in analogico.

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Comments (4)

  1. Bella testimonianza che rincuora chi, come me, si è avvicinato da pochissimo al mondo della pellicola, tanto affascinante quanto complesso.
    Credo che la sensazione impagabile sia quella di poter avere ogni volta uno scatto unico, forse per l’obbligo di rifletterci su e non sprecare quello scatto che avrebbe altrimenti potuto essere essenziale per altro.
    Mi piace pensare che la pellicola sia uno spunto per la riflessione e un invito a una fotografia che comunichi emozioni e non solo momenti da ricordare (nella migliore delle ipotesi).
    Complimenti Ottavio ;)

  2. Grazie mille per l’opportunità che mi avete offerto per mettere su carta queste riflessioni che mi frullavano per la testa da un po’ di tempo.
    Però non vorrei che tutto finisse qui, tu, lettore che ti sei soffermato su queste righe, e che forse hai accanto a te una macchina fotografica con cui hai appena scattato un rullino o da cui stai scaricando le foto sul pc, che ne pensi? Quello che hai letto ti ha detto qualcosa di nuovo, di vecchio, ti è venuta voglia di visitare Napoli, di andare a sviluppare da K2, o di sviluppare e stampare da solo? Oppure stai per aprire la pagina di FB per vedere se ci sono ntifiche e poi spegnerai il pc e continuerai la tua vita come se niente fosse (perché forse niente è stato)?

  3. Dietro le parole, attente, precise e ben cadenzate (ne si scorge il lato poetico), di dedizione e competenza acquisita grazie a curiosità intellettuale ed esperienza, si intravede la grande passione e il talento.

    Complimenti.