Iso400 - MANUALE DI FOTOGRAFIA ANALOGICA

Manuale di fotografia analogica

Le pellicole a colori

Indipendentemente dal formato possiamo suddividere le pellicole in due grandi famiglie: COLORE e BIANCO E NERO; entrambe poi possono essere negative e positive (diapositive).

NEGATIVE

Le negative danno appunto immagini negative, guardando in trasparenza i toni sono invertiti: quello che nella realtà è bianco sulla pellicola diventa nero, si utilizzano per ottenere poi le stampe che con processo inverso restituisce un’immagine positiva.

DIAPOSITIVE

Le diapositive danno già sulla pellicola un’immagine positiva e venivano utilizzate prevalentemente per la proiezione. Si possono ottenere delle stampe utilizzando carta fotografica invertibile (dubito che attualmente ci siano laboratori che stampino direttamente su carta positiva). La maggior parte delle pellicole positive sono a colori, al momento la reperibilità di materiale fresco non scaduto è molto ridotta, anche se Kodak sta lanciando le nuove diapositive KODAK E100.

Esisteva una sola diapositiva in bianco e nero, la AGFA SCALA attualmente fuori produzione e di difficile reperibilità anche scaduta. Risulta quasi impossibile svilupparla in quanto il procedimento, molto particolare, ai tempi veniva fatto da 2/3 laboratori in tutta Italia.

Esiste al momento la possibilità di trasformare una pellicola negativa in bianco e nero in diapositiva utilizzando opportuni kit fotografici di inversione ricordo il KIT INVERSIONE DELLA ORNANO ora BELLINI.

NEGATIVE COLORE

Attualmente sono disponibili sul mercato vari tipi pellicole colore prodotte da diverse aziende. Si possono suddividere in professionali ed amatoriali.
Le amatoriali sono di facile reperibilità sia on-line ma anche presso i normali negozi di fotografia, capita anche di trovarle presso i grossi centri commerciali.

Le professionali si riconoscono proprio dalla presenza della scritta “professional” sulla confezione e hanno un costo più elevato rispetto alle amatoriali. Un rullino da 36 pose amatoriale ha un costo di circa 2,5€ / 3,5€ i rullini professionali difficilmente sono reperibili al di sotto dei 5€.

Impossibile trovarle nei comuni negozi di fotografia, facilmente reperibili on-line o presso negozi specializzati. Necessitano di essere conservate in frigorifero proprio per mantenere inalterate le proprie caratteristiche.
Se perfettamente conservate garantiscono risultati costanti; si differenziano tra loro per le tonalità dei colori, alcune pellicole danno colori più morbidi, altre più saturi, altre più contrastate. Sta poi al fotografo scegliere il tipo di pellicola in relazione alla foto che deve fare, sigle sulle confezioni (diverse da produttore a produttore) danno indicazioni sulla caratteristica della pellicola.

Tre esempi di pellicole professionali, le sigle NPS — NPH — NPC differenziano le pellicole per la loro caratteristica MORBIDE, NORMALI, CONTRASTATE.

Altro elemento caratteristico delle pellicole colore è la temperatura colore. Tutte le pellicole commerciali sono tarate per la luce naturale, quelle professionali sono reperibili tarate sia per la luce naturale che per la luce artificiale. Sono facilmente riconoscibili dalla presenza della dicitura Tungsteno o dalla presenza della lettera T.

PELLICOLE CINEMATOGRAFICHE

Tra le pellicole a colori esistono anche quelle nate per la cinematografia, sono reperibili per la gran parte nei formati 8mm e 16mm, ma sono disponibili anche in formato 135mm. Si tratta di negative colore tarate nella maggior parte dei casi per essere utilizzate con la luce artificiale e vengono messe in commercio sotto forma di bobine che arrivano anche ad avere una lunghezza di 120 metri. Sul mercato sui trovano facilmente le Fuji ETERNA e le Kodak VISION. Spesso si trovano in commercio rullini ribobinati ed in alcuni casi rietichettati come ad esempio sono le pellicole CINESTILL.

Le pellicole cinematografiche sono comuni pellicole negative, di fatto hanno sul lato posteriore hanno uno strato protettivo, presente anche sulle comuni pellicole fotografiche, ma a differenza di queste risulta molto più spesso e corposo, REMJET, al punto che necessita di un preciso bagno per poterlo eliminare in fase di sviluppo.
La sigla dello sviluppo è ECN2, altro non è che il classico C41 per le normali negative colore con l’aggiunta di un pre bagno per l’eliminazione dello strato remjet.

Si SCONSIGLIA lo sviluppo di queste pellicole preso i “normali” laboratori perché lo strato remjet corposo e gelatinoso potrebbe danneggiare la macchina sviluppatrice. Fanno eccezione i rullini Cinestill che in alcuni casi sono privi dello strato remjet in quanto eliminato prima del caricamento del rullino.

Lo sviluppo sia per le diapositive che per le negative è standard, normalmente i laboratori sviluppano in macchine automatiche. Esistono comunque laboratori che provvedono allo sviluppo manuale delle pellicole con la possibilità di effettuare trattamenti personalizzati in base alle proprie esigenze e necessità.

Vedremo nei prossimi articoli come sviluppare in proprio le pellicole a colori sia fotografiche che cinematografiche.

Luca Oliani

Classe 1973, a 10 anni quasi per gioco impugna una kodak poket camera 110 e scopre come diventa particolare racchiudere un istante di vita all’interno di un piccolo quadratino. Frequenta le scuole superiori presso un Istituto d’Arte e si diploma in Grafica Pubblicitaria, Fotografia e Cinematografia. Durante gli studi, apprende la varie tecniche di ripresa utilizzando varie fotocamere dal piccolo al grande formato con il banco ottico, ma soprattutto apprende le varie tecniche di sviluppo e stampa in camera oscura sia in bianco e nero che a colori.

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