Monviso from Murello (CN)

Fotografando

Hail to the King – La vita ai piedi del re Monviso

L’unico rimpianto di non essere un appassionato di montagna è non aver mai avuto l’occasione di arrivare sulla sua cima.

Il monviso da Saluzzo (CN) ripreso con la Retinette
Il monviso da Saluzzo (CN) ripreso con la Retinette
Il monviso da Saluzzo (CN) ripreso con la Lomo Smena
Il monviso da Saluzzo (CN) ripreso con la Lomo Smena

Qui sopra due scatti fatti nello stesso momento, nello stesso posto, con due macchine diverse: una lomo Smena e una Kodak Retinette Type 1A 035.

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Parlo del Monviso.

Sono cresciuto (praticamente nato) in pianura, nella grande provincia di Cuneo. Per me la terra è piatta, le città non esistono, esistono solo dei comuni, solitamente piccoli, esistono i sindaci, i messi comunali, qualche vigile ed un sacco di chiese. Le strade sono di due tipi, quelle nei paesi e quelle fuori dai paesi: le prime circondate da case, le altre in mezzo ai campi; poche curve, poca illuminazione, nessuna salita e nessuna discesa.
L’orizzonte è un chiaro e sempre identico profilo di montagne, non esiste un infinito in cui guardare ma solamente una parete fatta di picchi lontani. È come essere in una stanza anche all’aria aperta.

Per me gli spazi aperti ed infiniti sono solo campi arati, sempre tappezzati di montagne (quindi infiniti con una fine), verdi d’inverno e imbiancate d’estate. Chi non vive in una terra circondata dai monti in questo modo non capisce, bisogna guardare quasi tutti i giorni verso l’orizzonte (quei pochi giorni in cui non c’è la nebbia) per anni ed anni per capire.
Ogni paesino ha la sua prospettiva di parete; la posizione dei picchi, la dimensione e la disposizione dei profili cambia e più ti allontani meno le cose quadrano.

Dove sono cresciuto i monti, che ormai sono installati nella nostra retina, hanno un Re.
Nella realtà c’è sempre un minimo ed un massimo, un più basso ed un più alto. Noi abbiamo un Re di pietra che svetta chiaramente e con certezza.
Il Re è il Monviso. Il Monviso è il cardine ed il culmine di quel profilo, è sempre presente (tranne nei giochi di nebbia). Il Monviso è lo stereotipo della montagna, è a punta, è triangolare, ed è bellissimo.

Purtroppo c’è chi, pur proclamando amore per questo lembo di terra, ne produce solo il suo male. Questa gente odia chi non frequenta la sua stessa terra dal giorno della nascita, odia chi non pensa sulla lunghezza d’onda della propria ottusaggine, esercita l’egocentrismo, la superficialità e l’ignoranza con violenza. Questa gente per attirare chi almeno una volta ha condiviso uno dei loro disvalori ha creato una storia fatta di simboli e pseudo-magia, inventando storie e trasfigurando anche il Re Monviso e l’acqua generatrice della terra su cui scorrazzano. Questo simbolismo e mitologia catturano come catturavano in tempi passati i dipinti sulle agiografie e le storie di Vangelo e Bibbia dipinti sulle pareti delle chiese. Quelle storie erano ad uso degli analfabeti e di chi proprio non capiva il latino delle liturgie. Quelle storie spesso erano disegnate in maniera cruda e truculenta per attirare, affascinare e spaventare. Oggi, allo stesso modo, quelle storie attirano chi spesso ha una mente pigra, una vita vuota e una costante mania di persecuzione.
Io non odio queste persone, nessuna di loro: però non apprezzo i loro comportamenti.

Il Monviso ed il fiume Po sono dei veri padri naturali della nostra terra; non c’è mito, non c’è razza o stirpe eletta, ci sono solo millenni di elementi naturali che scorrono e si sono spostati in continuazione. Un viaggio che ha portato alla creazione di una fertile, piatta e comoda terra per persone e banchi di nebbia. Una terra ormai quasi scomparsa sotto colate di cemento e capannoni a non finire.

Forse c’è chi non ama il Monviso, c’è anche qualcuno a cui semplicemente frega niente, a me piace.

Ho nella mente l’infinita e sterminata galleria di immagini che i miei occhi hanno visto e registrato in una buona dose di anni.
Fotografare quest’immagine mi ha provocato spesso delusione (vedi foto ad inizio articolo).
Usare il mezzo fotografia per riportare l’immagine che è nella retina e nella mente su pellicola non è possibile. L’occhio non è la macchina fotografica.
Ho capito che il mezzo fotografia e la pellicola vanno usati per creare una immagine adatta, nuova, diversa, una versione apposita per macchina fotografica-> rullino-> stampa.

Ho tentato più volte di catturare il Re da qui sotto, a 42km di distanza il linea d’aria e 3597 metri più in basso, e non è mai stato facile.

Ci sono riuscito una sera, al tramonto, d’estate. Sono riuscito con la Canon e un 50mm tutto aperto (non ricordo i tempi di scatto).

Questa è la foto e chiaramente vi mostra quel profilo che per noi è il quotidiano orizzonte. Quello più alto, quello più bello, un po’ più a destra, è il Monviso.

Monviso from Murello (CN)

Alessandro Lannocca

Nasce a Saluzzo ma ora vive un po' a Polonghera e un po' a Cuneo, dove lavora e studia. Incontra la fotografia analogica in uno splendido corso durante l’inverno del 2008 passato a Madrid (in Erasmus) col prof. Guillermo, in cui ha l’occasione di sperimentare pellicole, liquidi ed ingranditori. Da allora scatta, stampa, scrive.

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