Di nuovo ciao Barba (zio)

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Ciao Barba.
Torno a riscriverti qui.
L’immagine sopra è una delle tante catturate con la macchina che mi hai prestato.
È in forma, le cambierò le batterie e le darò una pulita al più presto.

Ho deciso di scriverti dopo un anno perché aiuta e perché sono sicuro che aiuterà anche qualcun altro che dev’essere aiutato.

Concepire la scomparsa fisica non è facile, è una spallata violenta da cui bisogna rialzarsi per non sprofondare in autodistruzione.
Non è questione di dimenticare ma anzi di ricordare bene.

Immagina che ogni persona vicina era legata a te tramite dei fili. Più forte era il legame più spessi erano i fili. Lasciando questa vita tutti quei fili a cui siamo stati abituati per anni sono stati lacerati d’improvviso e le relative ferite hanno cominciato a sanguinare emozioni: dolore, tristezza e forse rabbia.
Il nostro compito è riannodare, ricostruire questi fili ed evitare che questo dolore e tristezza si trasformino in altra tristezza, dolore o violenza. Non devono avvelenarci l’animo.
Bisogna riannodare i fili e chiudere le ferite, riannodare con i ricordi e farci scorrere felicità.
In fondo i legami sono sempre gli stessi che prima donavano emozioni positive, lo possono fare anche adesso.

Non è facile rielaborare e ricostruire sopratutto se quei legami erano dei cordoni, delle arterie spesse e grandi, attraverso cui scorreva linfa vitale; ci sono momenti in cui il dolore torna e i nodi si sciolgono, l’importante è saper rifarli pazientemente rifare.
Il compito più difficile è quello che hanno i tuoi figli, la tua sposa, le tue sorelle i tuoi genitori.
Nodi molto difficili da fare ma non impossibili, si dovranno improvvisare tutti marinai ed assicurare la barca al porto in maniera stabile.

Questioni di metodo ed esercizio, lo stesso metodo ed esercizio che hai applicato per tutta la tua esistenza.

Ricordare bene significa anche cercare di farlo con un sorriso. L’animo si rinfranca con la gioia, se siamo capaci di associare al tuo ricordo questo sentimento sarà un piacere ogni volta ricordare. Al contrario se ricordiamo con tristezza sarà difficile voler di nuovo evocare sapendo di ritornare cupi.
Un bel modo può essere anche quello di buttarci del sorriso in mezzo, la potente morte ci fa paura e i potenti si battono con l’ironia.
Qualunque sia la tua essenza adesso mi piace pensarti affaccendato a far visita a tutti gli avi possibili a discutere e trafficare con il tuo amico Franco che ti ha preceduto.
Siccome ho vividi ricordi di te ai pranzi da Nonna e Nonno a spiegare cose e questioni varie ti immagino la domenica a pranzo dai tuoi nonni o dalla sfilza di Barba e Magna che sono già dove sei tu, a spiegare come vanno le cose qui, con quella voce profonda che non manca di ritornare nelle orecchie di tutti. Occhio a tutti quei pranzi, non mangiare troppo (occhio alla pancetta, raddoppia i chilometri in bici e di corsa).
Qualcuno ti chiederà di apparire in sogno, magari con qualche numero del lotto; come ha detto Mamma questo, da te, ce lo possiamo scordare proprio. Al massimo organizzi, conti e sistemi le cose ma i numeri del lotto non ti si addicono, quindi via i taccuini dai comodini.

Non preoccuparti delle lacrime non preoccuparti del dolore ma aiutaci, dovunque tu sia ora, a ricostruire quei fili tramite ricordi sereni.

Foscolo scrisse:
“Sol chi non lascia eredità d’affetti poca gioia ha dell’urna”
Di affetti in eredità ne hai lasciati tanti e li invito a stringersi e tutti insieme a ricostruire i nodi e lasciare indietro le inezie che ci distraggono dalla serenità e dalla felicità del ricordarti.
Portiamo gioia dell’urna, un segno terreno di chi ci ha lasciato.

Ricordare con gioia è difficile. Come scalare il Mortirolo in bici. Sembra impossibile ma se qualcuno ce la fa vuol dire che non lo è. Magari ci metti 1 ora magari ci metti un mese, magari 10 anni, ma giunto in cima il cuore si riempie di felicità e soddisfazione e la fatica sparisce.

Un saluto, Alessandro.

Alessandro Lannocca

Alessandro Lannocca

Nasce a Saluzzo ma ora vive un po' a Polonghera e un po' a Cuneo, dove lavora e studia. Incontra la fotografia analogica in uno splendido corso durante l’inverno del 2008 passato a Madrid (in Erasmus) col prof. Guillermo, in cui ha l’occasione di sperimentare pellicole, liquidi ed ingranditori. Da allora scatta, stampa, scrive.

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